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Parlano i figli del Boss Provenzano
Corleone: Per la prima volta nella storia di Cosa Nostra a parlare ai giornalisti sono i figli di un Padrino. Anzi i figli DEL Padrino Bernardo Provenzano
Qui di seguito è riportata l'intervista rilasciata dai figli del Boss al giornalista de "La Repubblica".

  Il Boss dei Boss Bernardo Provenzano dopo la cattura nel 2006


Vostro padre è accusato di aver guidato Cosa Nostra, di essere il mandante, insieme a Totò Riina, di delitti e di stragi. Per questo è in galera, dove sta scontando alcuni ergastoli proprio perché considerato il Padrino della mafia.
"Quando mio padre fu arrestato lo scoprii dalla radio", dice Angelo, che parla per tutti e due. "E quando andai su internet per avere conferma, restai interdetto: la foto che pubblicarono, confondendola con un altro arrestato, non era quella di mio padre. Ora, a tutti quelli che dicono che mio padre è il Padrino di Cosa Nostra, io dico che ci sono tanti Padrini. Arrestato uno ne spunta un altro. E parlando ancora di mafia in senso lato, io mi chiedo: lo Stato che ruolo ha ed ha avuto in tutti questi anni? Se andiamo indietro nel tempo ricordo stragi come quelle di Bologna e di Ustica oppure la morte del bandito Giuliano. Cosa c'era dietro? Per la morte di Giuliano, per esempio, sono dovuti passare almeno cinquant'anni per fare un po' di chiarezza. Dobbiamo aspettare altri 50 anni per conoscere le altre verità, anche quella su mio padre? Ecco perché dare una definizione compiuta di mafia adesso è difficile".

La mafia è soprattutto un'organizzazione criminale.
  
"La mafia... Siamo ancora oggi alla ricerca di una risposta definitiva su che cosa sia. Di primo acchito mi verrebbe da dire che è un atteggiamento mentale. La mafia viene dopo la mafiosità, che non è comportamento solo ed esclusivamente siciliano. La mafiosità si manifesta in mille modi, a cominciare dalla raccomandazione per arrivare prima a fare una radiografia o ad avere un certificato in Comune. Mi chiedo: dov'è il limite, tra mafia e mafiosità? Tra l'organizzazione criminale per come la intende il codice penale, e l'atteggiamento mentale per come la intendono i siciliani? Secondo me la mafia è un magma fluido che non ha contorni definiti. Per quanto riguarda i fatti di sangue e le sentenze di condanna, il codice dice che la mafia è un'associazione per delinquere. E su questo non discuto e non entro nel merito. Ma il discorso è molto più ampio, non si può ridurre tutto a persone che sparano".

Suo padre ha battuto tutti i record della latitanza: sin da giovane, prima che voi nasceste, era già un pregiudicato, accusato di omicidi e di far parte dei corleonesi mafiosi.
"Si è detto che mio padre, in 43 anni di latitanza, quale capo di Cosa Nostra ha bloccato il sistema, l'economia, la crescita di un Paese. È stato dipinto come la personificazione del "male assoluto". Con la sua cattura, ho letto, finiva la mafia. E invece la mafia non è finita. La "mitizzazione" di papà esiste, è un dato incontrovertibile, che ha fatto comodo a molti. Se la latitanza fosse durata un anno anziché 43 il personaggio Provenzano non sarebbe esistito. Avrebbero trovato qualcun altro su cui scaricare l'attenzione per non sollevare coperchi su problemi e sui grandi misteri dell'Italia".

Tutti i pentiti di mafia, anche quelli che vi hanno preso parte materialmente, accusano i vertici di Cosa nostra e quindi Totò Riina ed anche suo padre delle stragi Falcone e Borsellino.
"Guardi, dei pentiti ci sarebbe tantissimo da dire, ma sono cosciente che anche la più lontana sfumatura si presterebbe a strumentalizzazione o verrebbe interpretata come una minaccia. E allora facciamo così: se a parlare è Angelo Provenzano, non dico nulla. Se a parlare è Angelo, cittadino italiano, dico che i pentiti sono una delle più grandi sconfitte dello Stato".

Le chiedevo delle responsabilità di suo padre.
"Io allora ero relativamente piccolo, l'ho vissuta di riflesso. Se mi ci soffermo ora credo che i giudici Falcone e Borsellino sono da considerarsi due vittime sacrificali, giudici immolati sull'altare della ragion di Stato".

I giudici Falcone e Borsellino sono prima di tutto vittime della mafia. E lei non ha nulla da rimproverare a suo padre? Non si è mai posto delle domande su chi fosse, chi è veramente suo padre? Lo ha mai chiesto a sua madre?
"Io a mio padre riconosco alcune attenuanti. Per questo non ho da rimproverargli alcunché. Chi sono io? Semplicemente il figlio di mio padre, io esisto perché lui esiste, è lui che mi ha messo al mondo".

Un magistrato, tempo fa, invitò la figlia di Totò Riina a rinnegare suo padre: non crede anche lei che sarebbe giusto farlo?
"Ma come si fa solo a pensare una cosa del genere? Bernardo Provenzano è mio padre, e allora? Basta questo per essere considerato un cittadino, un figlio, di serie B? Non è giusto. Io rispondo delle mie scelte, non di quelle di mio padre che oltretutto non so quali siano e quali siano state. E poi chi ve lo dice che non abbiamo mai parlato con mia madre di mio padre, che non le abbiamo chiesto qualcosa? Diciamo che in linea di massima mi sono tenuto le mie curiosità, domande dirette mai. Però, è innegabile che poi anche noi abbiamo indagato un po'. Ma Bernardo Provenzano era, e resta, mio padre".

All'interno di Cosa nostra c'è chi sostiene che suo padre abbia "trattato" con lo Stato, attraverso l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, poi condannato per mafia, per consegnare Totò Riina ai carabinieri.
"Io posso rispondere delle mie scelte, non di quelle di mio padre, che non so quali siano perché con lui mai ho affrontato simili questioni. Ma a una domanda così posta mi viene da sorridere, poiché se fosse come dice lei non si spiegherebbe perché poi lo Stato lo arresta e lo mette in prigione con il 41 bis".

Come avete vissuto il vostro ritorno a Corleone? E perché avete deciso di tornare?
"Io qui ci sono nato, non l'ho scelto. È un paese come qualsiasi altro paese, siciliano e non. Pregi e difetti dei paesi: talvolta c'è una visione ristretta delle cose, una sorta di chiusura mentale. Per il resto, però, Corleone è Corleone. Ci stiamo bene. Chissà, magari al momento opportuno, a determinate condizioni, potremmo anche decidere di andare via. Il nostro ritorno? Sotto controllo. Io, mio fratello, mia madre, siamo in assoluto le persone più controllate d'Italia, se si pensa alla durata della latitanza di mio padre. Sanno tutto di noi, controllavano (o controllano) ogni ambiente, ogni spazio, in camera da pranzo, in macchina, al bagno, alle finestre. Abbiamo vissuto, e viviamo, come se fossimo dei concorrenti del Grande Fratello. Se vogliamo sdrammatizzare, diciamo che siamo stati i protagonisti del più grosso reality su Cosa Nostra. Se ci controllano ancora, non lo sappiamo. Di certo noi ci comportiamo e ci comporteremo sempre come se lo fossimo".

A dire il vero fino a sedici anni lei e suo fratello più piccolo siete stati "latitanti" anche voi con vostro padre e vostra madre.

"Dei miei primi sedici anni, vissuti in clandestinità, non voglio parlare. Non per omertà o perché devo custodire chissà quali segreti ma perché quello è un periodo della mia vita che resta mio perché mai nessuno me lo ha toccato. Il 5 aprile 1992, quando sono uscito dalla clandestinità e sono andato a Corleone, è iniziata la mia crescita, dopo avere vissuto la latitanza sono entrato in contatto con la gente. Ovviamente è stato difficile l'inserimento nella cosiddetta società civile. La mia vita prima? Ripeto. Non ho potuto scegliere, è stata una latitanza forzata, sono nato e cresciuto in quel contesto".

Perché dopo tanti anni di silenzio vi siete decisi a parlare?

"Ho accettato di rilasciare l'intervista anche per una sorta di crisi d'identità nei confronti di questo Stato, che prima dava la caccia a mio padre sostenendo che era la causa di tutti i mali e che con la sua cattura la mafia sarebbe stata finalmente sconfitta; dopo il suo arresto, invece, le cose continuano ad essere come prima. La mafia c'è ancora. Mi viene il dubbio che papà, pur con le responsabilità che i tribunali hanno ritenuto di riconoscergli, fosse stato fatto diventare una sorta di coperchio su cui scaricare tutti i mali".

Che cosa vuol dire? Lei non può permettersi di lanciare delle accuse generiche senza sostanziarle.
"Io chiedo solo un po' di rispetto per me, mia madre, mio fratello. Allo Stato chiedo anche il rispetto di quello che è scritto nelle aule di giustizia e cioè che la legge è uguale per tutti. È vero, noi portiamo un cognome pesante, ma è per questo che cerchiamo sempre di farci conoscere con il nome, non con il cognome. Io, per esempio, mi presento sempre come Angelo, e solo se c'è bisogno aggiungo il resto. Non solo professionalmente, noi vogliamo farci apprezzare, o farci dire di no, in base a quello che siamo, non per la famiglia da cui proveniamo. Non abbiamo paura: non l'avevamo prima, non l'abbiamo adesso. Noi famiglia Provenzano vogliamo solo essere lasciati in pace. Il nostro disagio è quello di essere personaggi pubblici senza alcun merito. Io non ho avuto la possibilità di scegliere. Si continuano a pubblicare lettere intime di mio padre, lettere mie e di mia madre, per questioni che non hanno nulla a che fare con la mafia. Se io infrango la legge, è giusto che paghi. Se sui giornali finiscono atti coperti dal segreto istruttorio, non paga mai nessuno".

La vicenda di suo padre è diventata anche una fiction tv.
"Non l'ho vista, se non a tratti. Me l'hanno raccontata. Possono fare quello che vogliono, anche perché la fiction è su mio padre, non su di noi. È quando invadono la nostra sfera che stiamo male".

Signor Provenzano, lei vota?
"Noi non votiamo, e poi non parliamo di politica, come non parliamo di religione, perché mezza parola potrebbe essere strumentalizzata in un senso o in un altro".
22:32:10 . 01 Dic 2008
Marco · 664 visite · 4 commenti

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http://antimafia.blogitaly.net/No-Mafia-b1/Parlano-i-figli-del-Boss-Provenzano-b1-p28.htm

Commenti

Commento di: pietro [ Visitatore ]
ciao angelo,sono pietro ed ho 25 anni,ti scrivo da roma città sede del parlamento.Non ti giudico per il cognome che porti,ci mancherebbe altro,siamo tutti persone diverse e se tuo padre ha sbagliato non è detto che tu debba sbagliare.
Sono d'accordo quando dici che il comportamento mafioso è mafiosità,furbizia nel non fare mai le file e nell'essere prevaricatore in tutto, a roma ci sono millioni di esempi di bullismo che ogni giorno si vedono o si subiscono,ormai non più perchè la gente si è stufata,ma l'atteggiamento ce lo immagino anche se non sono mai stato in Sicilia.
Quello che ti dico da ragazzo è che in un ambiente così dove la paura del comunicare in certe zone del paese prevarica è pesante,molto pesante e non se ne può più.
La violenza e i soprusi ci hanno stancato,parlo di noi giovani ma penso che sia un sentimento generale di tutti i cittadini.E' vero che questo paese ha una classe politica che non fa bene il suo dovere,sono stati scoperti non so quanti episodi di corruzione e altri reati nella pubblica amministrazione in questi anni che fanno rabbrividire,penso che siamo unici in europa,ma questo non vuol dire che tutti i cittadini liberi italiani siano disposti a vivere ancora così,.Ci siamo stancati. Quale è il futuro di questo paese?Cosa è l'italia tra 10-20-30 anni?Domandiamocelo. Lavoro ce n'è poco,immagino al sud ce ne sia ancora meno visto quanti miei coetanei vengono qui a studiare e a lavorare e acercare di stabilirsi,immigrazione tanta,e io non sono un razista anzi penso che gli vada data una mano a queste persone disperate perchè di disperati parliamo,persone che della realtà italiana non ne sanno un fico secco,che non sanno neanche il nostro alfabeto e che vengono in questo paese alcuni persino mutilati da non so quali scenari di guerra,ecco io mi domando con queste persone e con il clima di violenza,corruzione e mafiosità di cui tu anche parlavi nelle tue risposte noi comuni cittadini futuri italiani come ci dobbiamo ponere?L'indifferenza non è più possibile perchè la città non è sterminata come non lo è il territorio italiano, all'estero ci vanno la stragrande maggioranza dei miei coetanei ma anche al nord europa ormai i nostri coetanei ci chiamano italiani scorretti,e non importa da quale regioni vieni,ormai i media sulle realtà italiane vengono tradotte e mandate anche lì quindi la targhetta addosso ce l'hanno messa. non è meglio rimettere in ordine le cose secondo gli standard di civiltà,amore per il prossimo di qualunque paese o etnia esso sia e vivere onestamente lavorando e pagando le tasse,insomma vivere più tranquillamente mi domando io,anche perchè poi se ci pensiamo la vita è una sola e va vissuta a mio parere bene e in salute e con gli amori accanto, non so perchè ti sto dicendo questo ma sento il bisogno di scrivertelo perchè mi ha colpito leggere quello che hai scritto sulla mafia e su come essa esiste ancora e che via un capo ne arriva un altro e come tu comunque hai desiderio di vivere da libero cittadino con i tuoi cari senza essere targhettato per il cognome che porti. Ti auguro una vita priva di violenza,onesta,e senza male.
   26.02.09 @ 12:50:10
Commento di: FFFFF [ Visitatore ]
Sono d'accordo, quello mafioso è un atteggiamento mentale, che eventualmente se trova abbastanza aderenti riuniti assieme, può diventare qualcosa di molto concreto. Consiste nella voglia di avere, avere, avere, e sempre di più. Senza un minimo di decente senso di Compassione, senza alcun Rispetto per l'altro, pienamente guidati dall'Avarizia e dalla Gola. Viene distrutto l'Ambiente e le Persone circostanti da questi pochi (che si sentono) eletti, perchè tutto viene da costoro sfruttato, per il raggiungimento della loro propria Ricchezza personale. "I ricchi sono sempre più ricchi -e sempre di meno-, e i poveri sono sempre più poveri -e sempre di più-": grazie Mafia (per questo)! La mentalità mafiosa manca di Umanità, intesa come Qualità e non (solo) come gruppo di persone (le quali vengono perloppiù comunque escluse dalla Ricchezza del Pianeta, perchè ne possano beneficiare soltanto poche -i mafiosi-). Pare che il tema sia strettamente legato a quello della mentalità capitalista, che nel documentario "the Corporation" è stata definita "psicopatica" [insensibilità verso il prossimo, ed egoismo ed egocentrismo spinti all'eccesso]. Credo che per degli Esseri umani evoluti, sia assolutamente indispensabile comprendere, che la propria felicità non può essere addebitata agli altri. Non si può essere felici a scapito altrui, sfruttando Ambiente e Persone che ci circondano: chi lo fa ha una personalità a dir poco infantile [senza nulla togliere ai veri Bambini, che sono la Luce del nostro Mondo, a differenza degli adulti mafiosi, che ne sono la Tenebra]. Cari saluti. E salute a chi si comporta in modo sano. ;-)
   15.12.08 @ 16:03:22

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