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Il dopo Provenzano - Lo Piccolo

Dopo l'arresto dei Capi di Cosa Nostra Bernardo Provenzano (11 Aprile 2006) e Salvatore Lo Piccolo (5 Novembre 2007) sono 3 i possibili contendenti al posto di capo della Cupola i Cosa Nostra.

Bernardo Provenzano (nato a Corleone il 31 Gennaio del 1933) oggi ha 75 anni 43 dei quali trascorsi in latitanza. Con lui tramonta una dinastia mafiosa, ma dopo il suo arresto già altri Boss sono pronti per guadagnarsi il posto come capo di Cosa Nostra e hanno tutte le “qualità” per diventarlo.

 

Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro Nato il 26/04/1962 a Castelvetrano (TP). Ricercato: Dal 1993, per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplodente, furto e altro; nel 1994 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

Messina Denaro è uno che ci sa fare con le donne. Ama le auto veloci, gli orologi Rolex e foulard. Matteo però non ama le foto, e questo è bene saperlo. L’ultima risale a una ventina d’anni fa: mostra un giovane con il volto affilato, gli occhiali a goccia, l’aria tenebrosa. Suo padre Francesco, alleato dei corleonesi, ha riorganizzato e dominato le mafia di Trapani. In vecchiaia, anche lui fu costretto alla latitanza. Ma quando morì, nel 1998 a 78 anni, la polizia ritrovò il suo cadavere, vestito di tutto punto, composto e disteso sulla nuda terra, in quelle campagne dove era voluto tornare da morto. Già allora, Matteo ricercato da cinque anni, era un cavallo di razza: stirpe illustre, buoni insegnamenti, si è sempre distinto per ferocia e spietatezza, sintesi fra tradizione e modernità. Perché sotto l’aspetto da gentleman, nasconde una tempra d’acciaio. Ha 43 anni, ma da tempo è indicato come il futuro di Cosa Nostra.

Giuseppe Falsone

Giuseppe Falsone Nato il 28/08/1970 a Campobello di Licata (AG) Ricercato: Dal 1999 per associazione mafiosa, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Quando era un ragazzo e viveva ancora a Campobello di Licata, paese di vigne e serre in provincia di Agrigento, Giuseppe Falsone montava sul suo cavallo purosangue e attraversava strade e piazze. Si fermava davanti al suo bar preferito, legava la cavezza a un palo ed entrava per un caffè, come un pistolero da film western. Quel cavallo, tra le auto e i motorini era un segno di potenza: Giuseppe infatti era il figlio di Vincenzo, da sempre il boss di Campobello. A quei tempi, Giuseppe Falsone viveva come un principe: riverito con un’aria da bel moschettiere che faceva impazzire le ragazze. Nel 1991, quando gli stiddari uccisero suo padre Vincenzo e suo fratello angelo, Giuseppe si ritrovò a rimettere insieme le fila della sua cosca. Aveva appena 21 anni, ma già una condanna per traffico di droga e omicidio. Si è fatto le ossa in fretta, ed è subito diventato importante. Da sei anni è ricercato. Uno come lui, che viene da una famiglia di tradizione mafiose, aspira naturalmente a essere il capo di Cosa Nostra in provincia di Agrigento. Dalla sua può vantare un buon rapporto con Bernardo Provenzano e per questo ha tentato di “invalidare” l’elezione del suo alleato-avversario Maurizio Di Gati di Racalmuto. Falsone resta alla macchia, usando amici e parenti per organizzare i suoi affari. Come molti giovani boss, ha capito che le donne possono esser valide alleate. E di più di una volta ha mandato sua sorella Maria Carmela, con la borsetta piena di messaggi scritti (i pizzini che Provenzano usa per comunicare) a contattare gente e a dare ordini, fin quando la ragazza non è stata arrestata.

Maurizio Di Gati Nato il 7/10/1966 a Racalmuto (AG) Ricercato: Dal 1999 per omicidio e associazione mafiosa, truffa e altro; dal 2000 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estraddizionali

Aveva cominciato poco più che bambino come apprendista nel salone da barba nella piazza di Racalmuto. La sera, come tanti altri ragazzi del suo paese, frequentava i bar del corso. Racalmuto, a venti chilometri da Agrigento, era a quei tempi un paese di mafia tranquillo: un vecchio capo bastone teneva a bada, senza troppo fatica, un pugno di uomini d’onore quasi in disarmo. Da tempo Racalmuto non era più nelle cronache nere, semmai compariva nelle pagine culturali per esser il paese dello scrittore Leonardo Sciascia. Clamorosamente, un giorno del 1991 venne freddato il vecchio boss che girava disarmato e solo, sicuro di sé. Nel silenzio erano cresciuti i picciotti della Stidda, una fazione dissidente di Cosa Nostra che voleva imporsi a colpi di pistola. Da quel momento nulla fu più come prima. E nel mese di luglio del 1991, cambiò anche la vita dell’apprendista barbiere. Una sera d’estate, con la gente in piazza, i killer della Stidda arrivarono in auto: balzarono giù, le pistole in mano e fecero carneficina. A terra restarono quattro persone. Tra i morti: Diego Di Gati, 36 anni, fratello maggiore di Maurizio. Dopo la mattanza diventò un uomo d’onore per vendicare il fratello. Aveva 25 anni: Il barbiere diventò un boss. Cosa Nostra sconfisse i nemici. E i giovani che si erano fatti valere in quel conflitto fecero carriera. Maurizio Di Gati, latitante dal 1999 diventerà presto una stella nel firmamento delle cosche. Gli investigatori lo hanno capito la sera del 14 luglio 2002, dopo aver fatto irruzione in una masseria di Santa Margherita Belice. Trovano e arrestano quindici persone, compreso un medico analista, consigliere provinciale di Forza Italia: era un summit di mafia per decidere il nuovo capo di Cosa Nostra della provincia di Agrigento. La scelta, a quanto pare, è caduta su Di Gati, che prudentemente si è tenuto alla larga dalla masseria.

Buscetta è molto scettico sulla fine del fenomeno mafioso. Ritiene anzi che “la mafia ha vinto”, riuscendo a ricostruirsi al suo interno ed ad accumulare nuove ricchezze, nonostante la valida attività di contrasto delle forze dell’ordine. Non nasconde il timore che è ben lontana la fine di Cosa Nostra, tanto da non riuscire a prevederne o ipotizzarne nemmeno la possibilità: << La mafia futura sarà la mafia degli eredi. Le persone che non si sono pentite, e sono tante, hanno lasciato in eredità soldi e principi. Ma non vi dice nulla il silenzio di gente stracarica di ergastoli che continua a rispondere no ai tentativi dei giudici di svelare almeno alcuni dei loro segreti? Non volersi pentire, oggi, nel 2000, è una dimostrazione palese: è il segnale per chi sta fuori. Significa: continuate. Resistete ma continuate. Se tu, Tano Badalamenti, non ti penti, dopo essere stato condannato a quarantacinque anni di carcere, la spiegazione non può essere solo l’orgoglio del vecchio padrino. Una volta si poteva capire: l’unico pentito mafioso ero io. Ma oggi non è più così. In un modo o nell’altro, il mio esempio è stato seguito. Nonostante tutto, credo di poter capire perché Badalamenti non si pente: Ha due figli liberi e ricchi. Forse si rende conto che il suo silenzio può servire ad ammorbidire le cose.>> Questa è una parte di una tra le ultime interviste fatte a Tommaso Buscetta prima di morire. Ma “don Masino” a oggi in parte ha sbagliato perché la mafia ha subito dei duri colpi e continuerà a subirne se staremo tutti uniti e compatti in questa lotta contro la mafia e Cosa Nostra. Noi continueremo a lottare. Io continuerò a lottare affinché noi giovani e le prossime generazioni possano vivere in un modo più degno senza avere il timore di potere essere ammazzati. In Italia di associazioni antimafia ce ne sono tante e  sono attive, ci sono anche tanti blog, come il mio, che cerca di fare capire alla gente cos’è la mafia e di fare aprire gli occhi alla gente per farla combattere contro questo anti-Stato. Ma sono anche tante le persone che non prendono sul serio questa battaglia, la prendono come se fosse un gioco ma si devono rendere conto che è un fatto gravemente serio.


19:34:06 . 11 Ott 2008
Marco · 646 visite · 2 commenti

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http://antimafia.blogitaly.net/No-Mafia-b1/Il-dopo-Provenzano-Lo-Piccolo-b1-p21.htm

Commenti

Commento di: barry [ Membro ]
Pur non essendo Siciliano ma Napoletano mi auguro che nella tua Terra ci siano sempre più persone come te. La Mafia e la Camorra sono il Cancro e devono essere estirpate dalle nostre belle terre!
   15.10.08 @ 11:17:28
Commento di: Serena [ Visitatore ] Sito Web
La mafia da Falcone in poi ha subito colpi molto duri, ma c'è ancora e la sua presenza si avverte anche se si è lontani. La mafia esiste ed è una realtà vicinissima, bisogna andare avanti e non farsi sopraffare da questo fenomeno. Non dobbiamo avere paura, ma andare avanti e lottare.
   11.10.08 @ 23:57:35

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